lunedì 2 aprile 2012

Alba




Oggi ti ho vista per la prima volta
ho danzato tra le onde del mare
ho sentito il mio corpo vibrare avvolto da un nuovo abbraccio
sospesa dall’aria di un respiro
ho cercato quello sguardo sincero e l’ho trovato in te
seguo il battito e non riesco a fermare la sua corsa che cresce con te e di te
sento il sapore della primavera
mentre cammino in punta di piedi per non calpestare il tuo pensiero
Serena Marotta
(2 aprile 2012)

mercoledì 24 agosto 2011

Palermo, fontane di Porta Felice



L’aquila scolpita sul dorsale quasi non si distingue più, le spaccature su entrambe le vasche mostrano i segni lasciati dal tempo, mentre il colore bianco del marmo ha lasciato il posto a macchie variopinte, e l’acqua che ristagna all’interno delle vasche è ormai solo quella piovana. Si presentano così le due fontane laterali esterne di Porta Felice – uno dei monumenti fatto costruire dal vicerè Marcantonio Colonna e progettato da tre architetti del senato: Mariano Smiriglio, Pietro Novelli e Vincenzo Tedeschi tra il 1582 e il 1637 – che la “fantasia” del passante ha anche trasformato in ricettacoli di rifiuti.

Così, guardando il monumento con le spalle al mare, all’interno della fontana di sinistra si trovano diversi rifiuti: un tubo nero piegato in tre parti, un contenitore di plastica trasparente a forma cilindrica, un sasso, un bicchiere di plastica, tre bottiglie di birra e un ramo. Il tutto, cosparso di acqua stagnante, che emana cattivo odore.

Più danneggiata rispetto alla precedente è la fontana laterale destra, che presenta delle profonde spaccature su entrambi i lati. All’interno, il livello dell’acqua verdastra tocca quasi l’orlo. Anche qui galleggiano numerosi rifiuti: non mancano i pezzi di legno (tre, per essere precisi) e sei bottiglie
di plastica.

Intanto, l’immondizia non risparmia neppure le due fontane interne del monumento. Già sui quattro gradini, che elevano le fontane, qualche buccia d’arancia sparsa qua e là preannuncia i rifiuti nascosti all’interno delle vasche: ancora bottiglie di plastica che galleggiano nell’acqua stagnante.
A completare lo stato di degrado, mentre due giovani turiste guardano il monumento e scattano qualche foto, c’è anche l’immondizia “ordinaria” sparpagliata lungo i marciapiedi intorno ai due bastioni.
Serena Marotta

(29 novembre 2010)

Palermo, fontana del “Garraffello”



L’unica forma d’arte presente in piazza Garraffello, oggi, sembra essere il murales disegnato su alcune palazzine fatiscenti. Sì, perché, la piccola fontana cinquecentesca è dimenticata e nascosta dalle numerose auto parcheggiate. Lì, al centro della piazza, nel cuore della Vucciria, a Palermo. Così, si assiste alla sua agonia, mentre continua a versare l’acqua dalle canne di bronzo con il suo getto scarso, che non segue più un orientamento preciso. Da anni si parla del recupero di quello che un tempo era il quartiere della “Loggia”, dove i mercanti genovesi, catalani e pisani trattavano i loro affari e il quartiere era un vero centro commerciale. Oggi in piazza c’è solo il degrado e i cumuli di rifiuti in ogni angolo, persino dentro la fontana. Cartacce e bicchieri di plastica all’interno, lattine, riviste e bicchieri sulla pavimentazione ormai danneggiata in più parti. Fu costruita nel 1591 da Vincenzo Gagini (ultimo figlio del celebre Antonello).
La fontana è dominata dalla grande targa marmorea con l’iscrizione dettata da Antonio Veneziano, ormai sbiadita, e con le tre colonne che la sorreggono ricoperte da macchie di umidità. Dal 1754 fu trasferita dalla vicina Loggia dei Genovesi all’attuale piazza: qui comincia il suo destino avverso. A cominciare dalla pigna sull’urna.
In passato, infatti, i commercianti avevano l’abitudine di legare attorno alla pigna le funi che servivano a trattenere i tendoni usati per coprire le bancarelle. Un’abitudine che portò alla rottura della parte superiore dell’urna, compresa la pigna, che si frantumò. Questo accadeva 30 anni fa.
Dopo il restauro, oggi l’urna e la pigna sono le parti meno danneggiate della fontana. Gli usi sono infatti cambiati con gli anni a seconda della necessità. Ecco allora la fontana trasformata in macello clandestino, in lavanderia di tappeti e indumenti, infine in discarica. Povera fontana dimenticata…
Serena Marotta

(29 novembre 2010)

Palermo, Villa Giulia



Nel 1787 Johann Wolfgang Goethe lo aveva definito “il più meraviglioso angolo della terra” ed è qui che – durante le sue visite – si fermava per leggere Omero. Siamo all’interno di Villa Giulia, la prima villa comunale realizzata a Palermo e la terza in Europa. Costruita tra il 1775 ed il 1777 per volere del pretore Antonio La Grua, marchese di Regalmici, prende il nome da quello della moglie del vicerè Marcantonio Colonna.

L’ingresso principale, realizzato in stile neoclassico, oggi rovinato e in disuso, si affaccia sulla passeggiata a mare. I visitatori accedono ormai dalla Porta Carolina, ingresso secondario aperto nel 1864 su via Lincoln. Il cuore della villa è rappresentato dalla grande piazza delle esedre, con quattro edicole di Damiani Almeyda. Al centro della piazza si trova una vasca, opera di Ignazio Marabitti, con un putto-Atlante che regge il dodecaedro, orologio solare a dodici facce (oggi gli orologi originali non esistono più) inventato alla fine del XVIII secolo dal matematico palermitano Lorenzo Federici.
La principale opera d’arte all’interno di questo “salotto all’aperto” è la fontana del Genio di Palermo, opera del Marabitti, sistemata in un’esedra alla fine del “viale del mare”. Intorno alla statua del Genio sono disposti una serpe, un cane e una cornucopia: simboli della Prudenza, della Fedeltà e dell’Abbondanza. E ancora: la statua della Rabbia, dell’Ira e dell’Invidia, spostate qui nel 1779. Nell’Ottocento, poi, furono sistemati lungo i viali i busti di De Spuches, Pacini, Petrella, Leopardi, Donizetti, Bellini, Sac. Messina e Pietro Novelli. Infine, ci sono le gabbie vuote che, un tempo, ospitavano il leone e la piccola colonia di scimmie.

Serena Marotta

(28 febbraio 2011)

lunedì 27 giugno 2011

Palermo, fontane piazza Giulio Cesare



C’è pure una scarpa. Sì, una scarpa nera, proprio all’interno della vasca. Si tratta della fontana di Porta di Vicari, meglio conosciuta come Porta Sant’Antonino, che da via Maqueda conduce a piazza Giulio Cesare. E questa è solo la prima tappa del tour tra le sei fontane che si trovano in piazza. Le prime due, sono quelle laterali di Porta di Vicari. Il monumento, in cattivo stato di conservazione, fu edificato nel 1789-90, al posto di un’altra porta, aperta invece nel 1601.

Entrambe le fontane laterali del monumento, invece, furono costruite nel 1784. Dentro le conche si trovano rifiuti di ogni genere. All’interno di quella di sinistra, lato mercato Ballarò, posta ad angolo, dove il marciapiede si restringe – tra moscerini che svolazzano e cattivo odore – si assiste ad uno spettacolo raccapricciante: la scarpa è buttata su un paio di arance marce, tra bucce di mandarino, lattine, cumuli di Gratta&vinci e biglietti. E non è finita: l’elenco continua infatti con contenitori, bicchieri, bottiglie di plastica e pacchetti di sigarette accatastati all’interno della piccola conca di marmo.

Dentro la vasca dell’altra fontana, quella del pilone destro – dove una parte della parete è danneggiata e si vedono addirittura i cavi che fuoriescono – si contano una decina di bottiglie di plastica di varie dimensioni, due spatole lavavetri e, se dall’altra parte troviamo la frutta marcia, qui c’è invece la cassetta di plastica rossa. Il tutto sopra uno strato di cartacce, tappi e pacchetti di sigarette.

Intanto, se si prosegue la visita delle fontane della piazza, la scena non cambia, anzi peggiora. In tutto, sono quattro le fontane che fanno parte dell’Ingresso monumentale, i due edifici semicircolari realizzati in stile neobarocco, edificato all’ingresso di via Roma. Dalle due grandi fontane ad edicola, che si trovano all’inizio di via Roma, dove i rifiuti sono sommersi dall’acqua stagnante, ad eccezione di qualche manico d’ombrello che riemerge insieme con i sacchetti di plastica, si passa poi alle due più piccole, ad angolo del monumento, in prossimità della villetta.

Anche qui abbonda la varietà di rifiuti. All’interno della fontana, lato via Lincoln, troviamo la vasca stracolma di bottiglie e cartoni, l’altra, in direzione di Porta Sant’Antonino, invece, è piena di sacchetti neri per la spazzatura, bidoni di plastica, giornali e pezzi di legno. Tutti rifiuti putrefatti…
Serena Marotta